Pioggia cade,
feroce bussa su questa casa
dove riposi immobile
senza esserci.
Altrove da qui,
sfuggi,
nel mistero.
Almeno credo.
Il tuo non esserci e' reale,
e la pioggia si ostina sulla tua casa di marmo,
dove riposa l'immagine
che non ha più sguardo,
ne' tenerezza,
ne' vita.
Lontana e' l'eco del movimento,
il sorriso che dipingeva la bocca,
la parola che confortava.
Ed e' mistero inaccessibile,
credo.
Anche se non c'è tenerezza,
ne' vita visibile,
sotto la pioggia.
mercoledì 19 dicembre 2012
giovedì 15 novembre 2012
La prova di Cirene.
Mi è capitato recentemente di sentire una persona che conosco,
fare la seguente affermazione:
"Gesù è sicuramente un ideale, ma non si possono non avere
dubbi sulla sua reale esistenza, sul suo essere stato (anche) una persona fisica”.
Tesi peraltro abbastanza diffusa che porterebbe a relegare nel campo della immaterialità
qualcuno che, invece, ha vissuto un’esistenza umana, ha calpestato la terra, ha
mangiato i frutti della terra, si è beato del sole le, si è riparato dalla pioggia.
Ho risposto a questo amico che sbagliava.
E credo di averlo convinto. Come? Non è stato difficile.
I Vangeli non sono opere di fantasia.
Sono stati scritti in un’ epoca nella quale erano ancora in
vita persone che, solo volendo, avrebbero potuto smentirli. E con la forza persuasiva
dell’evidenza!
Non abbiamo prova di alcuno scritto che metta in dubbio che un
uomo di nome Yeoshua Ben Joseph non sia stato effettivamente mandato a morte
dal Governatore romano di Giudea, Ponzio
Pilato.
Anche se volessimo prescindere dal racconto (scarno, invero)
che ce ne fa Giuseppe Flavio nelle sue “Antichità Giudaiche” ci troveremmo a
dover fare i conti con le tracce che la storia non disperde mai. Tracce che
,una volta venute ala luce, testimoniano in maniera incontrovertibile ciò che è
accaduto.
Discorrendo col mio amico dubbioso, l’ho invitato a riflettere
su una tomba. Sì, proprio una tomba.
Quella trovata nel 1941, nella valle del Cedron a Gerusalemme,
dal Prof. Eleazer Sukenik dell’Università Ebraica di Gerusalemme.
All’interno della tomba vi erano 13 urne funerarie ed una
lampada ad olio. La datazione fatta col carbonio 14 ha rivelato senza alcuna
ombra di dubbio che trattasi di urne funerarie del I° secolo dopo Cristo;
quindi il periodo nel quale Gesù visse la gran parte dei suoi 36 anni (potendo
datare la sua morte nell’anno 30 d.C).
Ciò che ci interessa maggiormente sono alcune delle iscrizioni
funerarie.
“Alessandro figlio di Simone” ed “Alessandro di Cirene”.
Come detto, questi sono fatti certi. Non possiamo minimamente
metterli in dubbio. C’è la tomba, ci sono le urne, ci sono le scritte e la
datazione.
Procediamo:
nel Vangelo di Marco (15,21) leggiamo:
“costrinsero, un certo
Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a
portare la croce….“.
Al contrario di Simone, il nome Alessandro non era molto
diffuso in Giudea nel I° secolo d.C. Se ne contano pochissimi in tutta la
regione (per l’esattezza solo 31 volte emerge
in tutto il materiale scritto ritrovato).
Quante possibilità che questo Alessandro figlio di Simone il
Cireneo sia una persona diversa da quella citata da Marco? Scarse davvero,
forse infinitesimali.
Ora esaminiamo la circostanza da un punto di vista sinottico:
Il vangelo di Marco può essere ormai tranquillamente datato
attorno all’anno 58/60 d.C. quindi entro un range di tempo inferiore
sicuramente ai 35 anni dalla morte di Yeoshua ben Joseph.
Scrivere qualcosa nell’attualità, ce lo insegna l’esperienza,
significa esporsi alla smentita.
Se voglio diffondere una bufala mi guarderò bene da circostanziare
la bugia che dico. Il rischio di essere smentito cresce quanto crescono i
particolari, i dettagli.
Immaginiamo allora che interesse avrebbe avuto l’evangelista
Marco ad inserire un particolare che sarebbe stato agevolmente smentito da
Alessandro stesso e, se non da lui, dai suoi stessi parenti?
Una bugia conclamata avrebbe inficiato la credibilità di tutto
il racconto. Tutto il vangelo sarebbe stato “bollato” come opera falsa.
Tutto ciò non accadde.
Abbiamo pertanto la prova che in quell’aprile dell’anno 30, Yehoshua
ben Joseph fu aiutato a portare la croce (o il solo patibulum, la trave orizzontale da fissare poi al palo) dal padre
di Alessandro (e di Rufo, altro figlio di Simone di Cirene), Simone di Cirene
appunto.
E’ la prova dell’esecuzione di una condanna a morte. La condanna
a morte di un uomo, Yeoshua ben Joseph.
Che sia poi risorto perché figlio di Dio, appartiene alla sfera
del dogma, della Fede.
E la Fede prescinde da ogni possibile traccia che non sia nel
cuore di ognuno di noi. Com’è giusto che sia.
Francesco Antonio Maisano
Bologna
Trattatello di gatti e giudici....
Trattatello di gatti e giudici…. (fam)
Un avvocato non finisce mai di imparare! Ecco perché siamo
(dobbiamo essere…) legati ai nostri Maestri. Ci insegnano sempre, anche quando
iniziamo a volare con le nostre ali.
Man mano che andiamo avanti nella bellissima avventura che è la
“conquista della convinzione altrui” scopriamo quanto sia vero l’assioma: “il
processo è il giudice”.
La Giustizia umana è “fatta” da esseri umani, con le loro
debolezze, i tic, le paturnie, i modi di porsi e di recepire.
La “conquista del consenso” non può non partire dalla
conoscenza di chi si vuole conquistare.
Creare da subito “antipatia” non è certo una brillante
strategia nella lotta mirabile verso l’assertività.
Come nel mondo animale, l’imprinting giudiziario andrebbe
studiato. Forse nel solitario meditare molti di noi lo hanno fatto e lo fanno.
Alcuni credono che sia un’arte. Ed io tra loro.
Per questo mi ispirerò all’amico gatto. Sì, quell’esserino
peloso che conosciamo sempre assai poco! Molto meno di quanto dovremmo. Conoscendo
il gatto possiamo conoscere il lato nascosto dell’essere umano. Il gatto è la
nostra zona d’ombra. Conquistala e avrai le chiavi dell’intimità altrui.
Il Giudice va trattato come un gatto!
Sono arrivato a questa conclusione dopo averne visti tanti e di
varie tipologie. Nella diversità di pelo e lignaggio tutti, però, avevano in comune
un aspetto: la diffidenza verso l’avvocato.
Il Giudice diffida di te esattamente come il gatto diffida
della tua prima carezza.
Se sbagli verso, intensità, momento, sei spacciato. Hai perso
non solo il consenso ma lo stesso rapporto. Una rottura insanabile e definitiva.
Dolorosissima.
Ecco perché abbiamo poco tempo per iniziare un approccio che,
se felice, potrà aiutarci nel prosieguo del cammino, se sbagliato ci perderà
definitivamente. Con risultati amari.
Il gatto va accarezzato per il suo verso. Regola aurea. Fatto
notorio.
La carezza non può partire sgradita o sorprendente! Se il gatto
è sorpreso scappa, quando non graffia!
Così il giudice. L’ imprinting pertanto non sarà mai fisico. Non inizialmente. Sarà invece simbiotico. Assertivo. Emozionale, ma a distanza.
Così il giudice. L’ imprinting pertanto non sarà mai fisico. Non inizialmente. Sarà invece simbiotico. Assertivo. Emozionale, ma a distanza.
Si comincia col valutare il “bersaglio” e si cerca, per quanto
possibile, di non creare discrasie. L’ osservazione iniziale è tutto. Il passo
successivo sarà la riproposizione speculare
del “quid” altrui. Quale possa essere il “quid” è poi l’arte stessa
dell’approccio. Ovviamente non ve la svelerò. Sarebbe inutile perché legata a
mille variabili che solo un’acutezza allenata potrà cogliere.
Conquistato il primo stadio dell’ imprinting si procederà con
assoluta levità verso il secondo: la riproposizione. Fare proprio quel “quid”
cercando di non sublimarlo. Anzi, possibilmente restando nel sottotraccia.
Understatement, direbbe un navigato barrister. Proporlo all’autore originario
con la soavità che non lasci pensare allo scimmiottamento. Se ci si riesce
siete a metà dell’opera.
Una volta conquistata l’empatia proseguiremo verso il
raggiungimento della meta intermedia : la prima carezza.
La prima carezza è come il primo bacio, sbagli momento, modalità,
caratura e l’amore è finito senza nemmeno sbocciare. Non potrà mai essere
nemmeno ricordo tanto sarà grande il peso del fallimento. Frustrante come una
porta sbattuta in faccia, come uno sguardo nemmeno ricambiato. Il gelo di un
inverno perenne senza speranza di primavera.
La prima carezza non la farete mai voi, non nell’intenzione,
almeno! Vi sarà richiesta. Voi la farete esattamente quando sarà attesa. Il
tempismo e l’intensità sono coniugati indissolubilmente. Il giusto momento, la
giusta carezza. Il primo dovrete saperlo cogliere, la seconda dovrete saperla
fare.
La prima carezza…ah quanto impegnativo quel tocco atteso per
essere giudicato, analizzato spietatamente e solo dopo, forse, finalmente
gradito!
Mai contropelo, ovvio, e lo sappiamo già!
Mai intrusivo che dia l’idea del possesso vantato.
Mai sfuggente che denoti ritualità.
La carezza deve comunicare lealtà, verità, condivisione .
Anzi, ancor di più: Purezza d’intenti!
Il successo della prima carezza abbasserà la guardia iniziale
di chi ora state accarezzando. E’ fatta!
Siete entrati oltre le originarie difese, i cavalli di frisia
sono vinti, non c’è altro che da proseguire nell’alternarsi tra invito e dono.
Il resto della storia, tocca a voi scriverla…
giovedì 8 novembre 2012
Dedicato a mio Padre.
Il Prefetto di Bologna, S.E. dott. Tranfaglia, mi ha consegnato il 7 novembre 2012 le Insegne di Cavaliere della Repubblica. E' un onore e un Privilegio che voglio dedicare per intero ad un Cavaliere Vero. Un Uomo che ha servito il Suo Paese durante la IIa Guerra Mondiale e,dopo la Pace, la Sua Famiglia. Un Uomo che mi ha insegnato le Cose Giuste che conosco, un Uomo a volte così difficile da imitare perchè aveva innata in sè un'attitudine profonda alla Giustizia ed all' Umanità più autentica e preziosa. A Carmelo Maisano,a mio Padre!
Mio Padre ed il piccolo cavaliere...
Mio Padre ed il piccolo cavaliere...
martedì 23 ottobre 2012
Prevedere i terremoti. Per Sentenza!
E dunque da oggi sarà possibile prevedere i terremoti
e ciò accadrà in forza di una sentenza pronunciata nel nome del Popolo
Italiano. Dove la scienza non è arrivata, arriva inesorabile il pronunciamento
di un Tribunale. Non prevedi l’arrivo di un terremoto? Accomodati in galera.
Per sei anni!
Faccio parte di coloro che non si stupiscono più di
tanto. Leggendo gli atti di un processo
per stregoneria, mi accorsi un tempo di come possa essere emblematico lo studio
degli umani avvenimenti. Un piccolo neo proprio sull’angolo del labbro
anteriore di una giovinetta in realtà è il segno del diavolo. E dove arriva il
diavolo inevitabilmente soccorre il rogo.
Sono passati gli anni ma un certo modo di affrontare
gli accadimenti umani -e non…- nelle aule di giustizia è rimasto
sostanzialmente inalterato.
Chissà perché ma in queste ore tornano dolorosamente
alla memoria le immagini di Galileo Galilei costretto a inginocchiarsi davanti
all’ufficialità dogmatica e recitare il mea culpa cospargendosi il capo di
ideale cenere catartica.
Immagino il profondo senso di solitudine che lo ha
afflitto, umiliato, reso nudo davanti alle eleganti vestigia del potere
costituito.
E’ la storia degli uomini, d’altronde, siamo sempre
sottoposti al giudizio di chi per costituzione decide ciò che è giusto o
sbagliato. Non c’è nulla di scandaloso o eversivo in questo.
Ciò che spaventa, però, e il superamento dello stato
dell’arte da parte del senz’arte.
Il giurista che diventa precursore della scienza fa
paura.
La scienza in qualche modo è tranquillizzante.
L'esigenza della sperimentazione, l'esito acclarato
della sperimentazione, costituiscono comunque una garanzia contro
l’improvvisazione, la cialtronaggine, l’ avventurismo.
La scienza è in qualche modo un punto fermo sia pure
nell’ambito necessariamente evolutivo della conquista del sapere.
La scienza non è dogmatica, non è autorità ma solo
autorevole, se del caso. Ammette sempre la prova del contrario. La prova, però!
Non il dogma fideistico basato sull’improvvisazione del momento.
Ed è ciò, invece, che accade in queste ore. Il dogma
ha preso il posto della scienza. E non lo ha fatto con nuovi calcoli sulla
lavagna, no! Ma per sentenza. Nel nome del popolo Italiano.
martedì 10 luglio 2012
In memoria di Giovanni Romeo, Giudice!
Ci ha lasciati il Presidente Giovanni Romeo. Piango l'amico. Rimpiango il Magistrato che ha onorato la Toga. Schivo e lontano dai riflettori ha servito il Paese con la sua proverbiale saggezza, il rispetto della Legge e delle regole del Processo Penale. Senza Giovanni Romeo siamo tutti un po' più poveri. La speranza e' che il suo esempio di Alto e Insigne Magistrato venga raccolto dai giovani giudici e pubblici ministeri che, come lui, si facciano servi solo della Legge. Amanti solo della Giustizia. Ti saluto,Giovanni. La Luce del Signore ti illumini il cammino!
sabato 23 giugno 2012
Il mio amico Padre Gabriele Digani.
Tutti noi bolognesi di nascita o d'adozione conosciamo ( o dovremmo conoscere!) Padre Gabriele. E' l'erede spirituale a materiale del grande Padre Marella, angelo dei poveri e dei diseredati. Gabriele lo potete salutare il sabato mentre raccoglie le offerte, seduto su una sedia all' angolo davanti a Tamburini, in via degli Orefici. Stamattina mi sono fermato dal mio amico Gabriele. Sotto la canicola stava seduto,come sempre, col solo sorriso. Un sorriso che si e' aperto quando mi ha detto che la chemioterapia gli sta provocando "solo" qualche malessere. Non sufficiente, ho pensato io, per togliergli il sorriso e la sua sedia del sabato. Passate a trovare questo Angelo che il Signore ci sta regalando! Parlateci, fermatevi per il tempo di un sorriso. E tornando a casa,egoisticamente, chiedete al Signore di lasciarcelo ancora. I tanti poveri e diseredati di Bologna hanno bisogno di lui. Qui. In terra.
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